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Agricoltura biologica

Ecco la parola magica: agricoltura biologica. Un dogma. Nessuno ne può parlare male, piace a tutti eppure, ad oggi, il trend che sembrava inarrestabile, ha subito qualche rallentamento. Come era stato scritto già diversi anni fa «È colpa dell’ideologia che si è messa di mezzo. I fondatori del biologico si sentono più militanti dell’anticapitalismo che imprenditori». Ed in effetti l’agricoltura biologica, come una infinità di autorevoli studi scientifici hanno accertato, non è più salutare del convenzionale.

Naturale e artificiale

Molti partono dal presupposto che le cose “naturali” sono buone e le cose artificiali non lo sono. Per loro biologico è meglio e non vogliono nemmeno prendere in considerazione il fatto che anche leggi e regolamenti stabiliscono come «Nell’etichettatura e nella pubblicità non possono essere inserite affermazioni che suggeriscano all’acquirente che l’indicazione di alimento biologico costituisce una garanzia di qualità organolettica, nutritiva o sanitaria superiore». I soliti ipocriti: meglio non guardare a verità scomode.

I bei tempi antichi

Molti credono che il biologico rappresenti un romantico ritorno a bei tempi antichi. Tanti alimentano queste tendenze. Sarebbe però assai semplice fare alcune considerazioni obbiettive. Pensare, ad esempio,che non erano tutte rose e fiori i tempi in cui i bambini andavano a lavorare a 10 anni e l’aspettativa di vita era 45 anni. Non era un paradiso il tempo in cui la peronospora poteva causare carestie che decimavano paesi come l’Irlanda. Molti credono a certe descrizioni romantiche di ricche tavolate imbandite sull’aia come se fossero state la quotidianità nella tradizione contadina. In realtà queste esistevano solo in grandi occasioni come i matrimoni. La normalità era fatta di fatica, sofferenze, vita breve a pane e cipolle. Sarebbe bello vedere quanto resisterebbero i più fanatici sostenitori dell’agricoltura biologica e della decrescita felice, in situazioni come queste.

agricoltura biologica

Il biologico

Il metodo di coltivazione biologico non porta particolari benefici per l’ambiente perché, ad esempio, anche i fertilizzanti naturali come il letame contengono sostanze che possono essere dannose (e per questo esistono precisi limiti di impiego). Inoltre, come pochi sanno, i cosiddetti “pesticidi” sono ammessi anche in agricoltura biologica e, pur se di origine vegetale, non sono meno potenti di quelli di sintesi. Il Rotenone, ad esempio, derivato dalle radici delle leguminose, è stato usato per molti anni pur in presenza di una elevata tossicità su api e pesci.

Il rame, da sempre usato in diverse formulazioni, oltre a causare danni epatici ai viticoltori, si accumula nel terreno ed ha effetti tossici sugli animali. Senza contare le sostanze con accertati effetti cancerogeni sull’uomo come le aflatossine (il cancerogeno più potente esistente in natura) presenti, in misura fino a venti volte superiore, nel mais biologico rispetto al tradizionale. Questo succede perché la pianta, se deve difendersi da sola da attacchi di parassiti o funghi, sviluppa sostanze che non produce quando le avversità sono controllate dall’uomo.

Insetticidi naturali

Il naturalissimo piretro è altamente tossico per pesci, rettili ed anfibi. La solanina è un potente alcaloide che blocca gli impulsi nervosi causando paralisi in chi la assorbe. Questa sostanza è presente nella patata biodinamica che, quando attaccata dagli insetti, si difende producendo questa sostanza per sterminarli. La solanina prodotta naturalmente dalle patate non trattate ha storicamente ottenuto due obiettivi: ha tolto di mezzo parecchi coleotteri e nematodi ed ha avvelenato ed ucciso parecchie persone. Il governo federale americano (che pur ammette molte sostanze e trattamenti con sospetti effetti tossici, non consentiti in altri paesi) ha ritiratola patata naturale dal mercato.

Poi bisogna considerare come certe organizzazioni preferiscano creare allarmismo anziché far conoscere la realtà. I consumatori, da parte loro, troppo spesso rinunciano a documentarsi e si affidano a fonti faziose, al passaparola militante o ai social network. E accade anche che i prodotti biologici venduti nei supermercati siano, nella stragrande maggioranza, certificati dal supermercato stesso.

Considerazioni

Si potrebbe continuare ancora per molto ma ci fermiamo qui. Non siamo certo quelli che auspicano un uso irresponsabile (come è avvenuto ed avviene ancora in alcuni casi) di prodotti che hanno pesanti effetti negativi sulla salute. Però oggi, usando i sistemi di lotta integrata per la difesa delle colture, la distinzione tra agricoltura biologica e convenzionale è sempre più ridotta. Poi vorremmo ricordare che tutti i prodotti che arrivano sul mercato devono sempre essere esenti da residui di fitofarmaci, come previsto dalle normative.

Siccome però c’è molta ignoranza, recentemente il marketing delle grandi catene ha coniato lo slogan “a residuo zero” da apporre ai prodotti. Precisazione assolutamente inutile, però fa effetto. Infine, non dimentichiamo che l’agricoltura che sfamerà l’umanità sarà sempre quella intensiva che oggi, grazie alle innovazioni tecniche e scientifiche ed alle varietà migliorate (OGM compresi) è molto più rispettosa dell’ambiente di quanto vogliano far credere certi personaggi.

I prodotti biologici Settimocielo

Quindi che fare, agricoltura biologica o convenzionale? All’inizio delle attività Settimocielo non eravamo certificati bio poi abbiamo richiesto ed ottenuto la certificazione. Ma non per motivi ideologici. Semplicemente avevamo potuto constatare che quello che stavamo facendo rientrava già, completamente, nei metodi richiesti per le coltivazioni biologiche. Di conseguenza, non dovendo cambiare alcunché, abbiamo avviato le pratiche per la certificazione bio. Ed oggi tutti i nostri prodotti sono certificati.

agricoltura biologica
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Coltivare lo zafferano

Coltivare lo zafferano non è particolarmente difficile ma molto impegnativo. La zone migliori per la coltivazione sono quelle collinari e montane, fino a circa 1100 metri. La coltivazione richiede un terreno abbastanza calcareo, sciolto e ben drenato. I bulbi di zafferano soffrono il ristagno idrico e possono essere soggette a malattie causate da funghi. Sopportano temperature fino a -15° C. Gli animali selvatici che scavano il terreno rappresentano un problema, in particolare i cinghiali ma anche tassi, istrici, topi. Nei loro confronti bisogna adottare adeguate contromisure. Di recente molti hanno fatto credere che coltivare lo zafferano sia una attività redditizia che si può intraprendere facilmente come. Ma è proprio così? Non proprio. Vediamo alcune precisazioni.

coltivare lo zafferano
coltivare lo zafferano – i bulbi

La storia

Lo zafferano è la spezia che si ricava dai pistilli del Crocus sativus, un bulbo di origine antichissima. E’ sempre stata una spezia preziosa usata inizialmente in campo cosmetico, medico e religioso. Nella mitologia greca la nascita dello zafferano viene attribuita all’amore ostacolato dagli dei tra un mortale, Croco, e la ninfa Smilace. Come punizione i due giovani vennero trasformati nella pianta dello zafferano e nella smilax aspera, la salsapariglia. Nella mitologia romana lo si trovava associato al dio Mercurio. Lo zafferano serviva per tingere gli abiti dei re e dei religiosi e le bende delle mummie egiziane. I popoli antichi lo usavano anche per la preparazione di cosmetici, profumi e unguenti. In Italia, nel medioevo, i cuochi che utilizzavano questa spezia erano molto contesi dai nobili.

coltivare lo zafferano
coltivare lo zafferano – i fiori

Dove viene prodotto

La produzione media mondiale di zafferano è di 200 tonnellate all’anno. Il paese maggior produttore è l’Iran, che detiene circa il 90% delle produzione mondiale, seguito dall’India. In Europa viene coltivato principalmente in Spagna e Grecia. In Italia vengono prodotti mediamente dai 400 ai 600 chilogrammi di zafferanno all’anno. Le regioni storicamente dedicate alla coltivazione sono l’Abruzzo e la Sardegna. Lo zafferano è comunque prodotto in quasi tutte le altre regioni. Lo zafferano bio Settimocielo è prodotto nella nostra azienda, a Camerata Cornello, valle Brembana, in Lombardia. Qui la coltivazione è stata introdotta abbastanza recentemente e le analisi sulla qualità degli stimmi, prodotti dalle aziende qualificate, confermano trattarsi di zafferano di prima categoria.

Categorie dello zafferano

In Italia lo zafferano in stimmi è suddiviso in tre categorie. Le caratteristiche prese in considerazione per la classificazione sono il contenuto di safranale, che determina il potere aromatico. La crocina, responsabile del potere colorante e la picrocrocina che determina il potere amaricante. Viene valutata anche la presenza di residui floreali, corpi estranei, umidità e ceneri. Tutti questi parametri contribuiscono a classificare gli stimmi di zafferano in 3 categorie: la categoria 1 è la migliore. In altri paesi esistono classificazioni diverse ed anche i controlli sulla qualità sono molto più tolleranti.

La nostra esperienza

Come coltiviamo lo zafferano al Settimocielo? Guarda il video.

coltivare lo zafferano
coltivare lo zafferano – riposo invernale
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Influenza dalla luna in agricoltura

La luna, la sua luce ed il suo crescere e decrescere hanno sempre affascinato l’uomo sin dall’antichità più remota. Per molte popolazioni è servita a misurare il tempo e, con le sue fasi, è stata spesso associata ad un sistema vivente che nasce, cresce e muore. Credenze molto diffuse hanno stabilito una relazione fra il ciclo lunare e quello vitale. La maggior parte dei vecchi contadini tiene in molta considerazione le fasi lunari nelle diverse pratiche agricole: semina, messa a dimora, innesti, potatura, raccolta,vinificazione, taglio della legna ed altro. Ma esiste davvero un influenza della luna in agricoltura?

Orientamento scientifico

Dal punto di vista scientifico gli influssi accertati della luna sono due: l’effetto gravitazionale e l’irradiazione luminosa. Il primo determina le maree che dipendono dalla sensibile differenza della forza gravitazionale generata dall’astro in punti diversi della terra. Le maree oceaniche possono spostare enormi masse d’acqua. Tutti gli esseri viventi che vivono in tali ambienti risentono fortemente dell’alternanza delle maree. Ogni loro comportamento, sia alimentare che riproduttivo, ne viene influenzato ma si tratta di un’influenza indiretta. In altre parole, l’orologio biologico di questi organismi è sincronizzato sull’andamento della marea, senza che la Luna influisca direttamente su di loro.

I sostenitori dell’influenza della luna in agricoltura e sugli esseri viventi si riferiscono proprio a questo. Dal punto di vista scientifico si afferma però che l’effetto è dovuto alle dimensioni e, nel caso dell’uomo o dei vegetali, siamo a livelli troppo piccoli per poter rilevare influenze. Riguardo invece alla luce della luna, essendo sempre molto debole, non produce effetti rilevabili sugli essere viventi. Unica eccezione scientificamente provata riguarda il comportamento riproduttivo di alcuni organismi acquatici. Nessuna influenza invece sulla fotosintesi clorofilliana o su capacità di alterazione dei processi bio-chimici.

Tradizioni contadine

Secondo le tradizioni più antiche, l’influenza della luna in agricoltura è notevole. La semina ed il trapianto dei fiori vanno eseguiti a luna crescente, così come la messa a dimora di siepi e arbusti. Con la fase di luna calante si eseguono le potature invernali ed estive delle siepi. Nell’orto vanno seminate a luna calante tutte quelle specie che montano a fiore velocemente e cioè: ravanello, cavolo,cavolfiore, broccolo, finocchio, lattuga e altre. Qualora queste specie fossero seminate a luna crescente, il ciclo vegetativo sarebbe più breve con il rischio della salita a fiore di molte piante.Peperone, pomodoro e melanzana seminate a luna calante presentano uno sviluppo più limitato ed una produzione più elevata. Per ottenere primizie si deve seminare a luna crescente. E si potrebbe continuare per molto.

La maggior parte di queste leggende è improntata a un fondo comune: ciò che deve crescere e svilupparsi si deve avviare con la luna crescente; mentre per ciò che deve fermarsi, raggiunto un limite, si deve aspettare la luna calante. E’ facile riconoscere in queste regole il retaggio di un antico pensiero magico e simbolico, che nulla ha a che vedere con la realtà dei fatti concreti. Non basta che milioni di persone siano disposte a giurare: “abbiamo sempre fatto così e ha funzionato bene”. I dati scientifici dimostrano che, se si provasse a invertire il criterio o a ignorarlo del tutto, i risultati sarebbero analoghi. Quindi l’influenza della luna in agricoltura non esiste.

Influssi cosmici in agricoltura biodinamica

Un altro settore nel quale si cerca di dare molta importanza agli effetti della luna in agricoltura è quello delle coltivazioni biodinamiche. Nel 1924, il tuttologo tedesco Rudolf Steiner, espose, in un corso di un paio lezioni per agricoltori, i principi dell’agricoltura biodinamica. Da sottolineare che Steiner non aveva alcuna conoscenza del settore agricolo. Le sue teorie volevano superare i limiti di un’agricoltura basata esclusivamente su concetti tecnici. Secondo questo filosofo ciarlatano, le “forze cosmiche”venivano a far parte di quei fattori che effettivamente concorrevano alle produzioni agricole.

Si fecero pseudo esperimenti con l’obbiettivo di definire le influenze periodiche della luna durante il suo percorso attraverso le dodici costellazioni dello zodiaco. Si cercò di formulare una legge che,basandosi sulle costellazioni, individuava caratteristiche specifiche e particolari ai vegetali. Ovviamente il tutto senza alcuna prova scientifica. Insomma, attività da ciarlatani che fanno presa ancora oggi in certi ambienti con tendenze stregonesche.

La luna al Settimocielo

Sebbene le tradizioni popolari siano affascinanti, il nostro orientamento è sicuramente orientato verso un approccio scientifico. Per questo certe tendenze new age ci fanno solo sorridere e basiamo le nostre attività su altri parametri come temperatura, umidità e fotoperiodo. E se pensi che i risultati che otteniamo siano scarsi, guarda quello che facciamo.

influenza della luna in agricoltura
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